Public Procurement of Innovation (PPI), riportato anche dal Piano Colao. Perché serve

Nell’articolo precedente avevamo parlato di Public Procurement of Innnovation come strumento per attivare innovazione. Anche il Piano Colao raccomanda di: “Promuovere l’e-procurement a tutti i livelli attraverso l’aggregazione delle stazioni appaltanti per raggiungere la soglia minima e la professionalità adeguata, attivando tutte le leve normative e operative necessarie (Azione 62)”

Inoltre, a differenze di tante liste della spesa, argomenta “perché” è necessario un procurement innovativo.  “L’Italia presenta un indubbio ritardo nell’impiego delle tecnologie informatiche…. che genera perdite di efficienza e competitività, incidendo sulla qualità degli appalti….in Italia esistono profonde differenze tra stazioni appaltanti, per competenze e mezzi a disposizione, pertanto carenze e ritardi digitali di diversi operatori, si accompagnano a esperienze virtuose” . Se pensiamo che l’applicazione di un procurement innovativo si applica a costo zero, è lecito chiedersi “perché” non viene applicato.

Nonostante cartelli stradali chiari e ben visibili, continuiamo ad interrogarci su quale sia la via maestra da percorrere. Nell’attesa di una risposta che forse arriverà, il pragmatismo scandinavo ha già teorizzato ed applicato la scuola di pensiero all’università di Lund, guidata da Charles Edquist, Nicholas S. Vonortas e Jon Mikel Zabala-Iturriagagoitia, Rausing Professor in Innovation Studies at CIRCLE. “l'unico modo per realizzare un'innovazione mediante l'appalto è descrivendo le funzioni che deve svolgere o i problemi che deve risolvere”.

Quando arriveranno i nuovi fondi UE MES, Recovery Fund etc., dovremmo essere organizzati per spenderli al meglio. Il PPI offre delle alternative che non si possono ignorare. Su questo tema vi possiamo aiutare. Ecco il nostro contatto!

Author: 
Roberto Carpano