I giovani e l’Europa: come e perché migliorare le “soft skills” verso l’autoimprenditorialità?

Fino a pochi anni fa Luxottica eliminava le domande dei candidati che a 22 anni vivevano ancora con i genitori perché lo considerava un indice di mancanza di quella personalità che cercava nei giovani da assumere, scrive Roger Abravant sul Corriere della sera il 29 ottobre 2016. Si può essere o non essere d’accordo. Ma è un fatto!

 

Ecco perché EuropaBook ha organizzato un incontro nell’ambito del VII Festival della diplomazia (Roma, 26 ottobre 2016) su questo tema. Ci siamo posti delle domande: a che servono le soft skills? Si possono sviluppare in ambito formativo e se sì, come? Queste skills sono globali o acquisiscono una caratterizzazione in base a dove si svolge la propria professione? In altre parole, un lavoro in Germania richiede le stesse skills di un lavoro nelle Filippine? Quanto pesano in sede di colloquio di lavoro? Le esperienze formative non-formali, contribuiscono a potenziarle?

 

Abbiamo affrontato questo tema delicato e spesso marginale con due studenti universitari, Enrico Mantovani e Antonio Giansanti, che hanno partecipato ad una simulazione presso la Commissione europea a Bruxelles nel mese di Aprile 2016 organizzata da EuropaBook e dall’Associazione Diplomatici con Michele Gerace, Dirigente Area ‘Adempimenti derivanti dall’appartenenza all’Unione europea’ del Consiglio regionale del Lazio.

 

Ci piace riportare i loro commenti: “Raccontando la nostra esperienza come partecipanti alla prima e seconda edizione del CWM Europe, una simulazione sul funzionamento dell’Unione Europea che si svolge ogni anno a Bruxelles, abbiamo testimoniato l’importanza di questi progetti extra-accademici per lo sviluppo di capacità ormai sempre più richieste sul mercato del lavoro. Le soft skills o life skills, cosi definite da Irene Maria Sette rappresentante del consorzio ELIS, sono infatti abilità non collegate al proprio campo di specializzazione ma trasversali ad ogni ambito lavorativo. Esse riguardano sia la modalità di affrontare e risolvere problemi (come capacità analitica, resistenza allo stress, problem solving ) sia quella di lavorare in squadra, spesso con partner molto diversi, di cui è fondamentale saper valorizzare le specifiche capacità e potenzialità (team work, leadership). Per definizione tali competenze rifuggono da un insegnamento formale e necessitano di un percorso ad hoc. La scuola italiana si è dimostrata più ben attenta a coltivare le hard skills o le conoscenze tradizionali, privilegiando un rapporto passivo dello studente a discapito di forme attive di partecipazione o di interazione con i compagni. La causa di questa mancanza di innovazione, rispetto ad altri contesti europei, è data anche dall’assenza di una formazione adeguata dei docenti sull’argomento e dalla difficoltà di affiancare agli insegnati figure professionali nuove come psicologi e pedagoghi. Grande attenzione nel corso del dibattito è emersa in merito al progetto dell’alternanza scuola-lavoro, si è infatti riconosciuto che proprio l’inserimento dello studente in un contesto lavorativo, anche in diverse imprese e per brevi periodi, lo induca a sviluppare particolari soft skills. Questo è ancora più vero quando l’attività lavorativa viene svolta da giovani laureati o addirittura laureandi in settori attinenti al proprio campo di specializzazione, i quale possono mettere in pratica le conoscenze teoriche apprese, comprendere le loro inclinazioni e mettersi alla prova. Siamo convinti dell’importanza di favorire piani di integrazione dell’attività di studio con stage formativi in azienda, attraverso una partnership tra istituzioni, associazioni specializzate e aziende. Si è ricordato più volte infatti che l’età di accesso al mondo del lavoro dei giovani laureati italiani è al di sotto della media europea, inoltre spesso essi terminano il loro percorso di studi senza aver mai fatto alcuna esperienza lavorativa. Sentiamo sempre di più il divario con i nostri colleghi europei, per i quali è normale iniziare giovanissimi a lavorare ed affrontare in modo dinamico e partecipativo il mondo universitario. L’incontro si è concluso con uno splendido intervento da parte di Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale e professore di Strategie delle Tecnologie all’Università di Edimburgo, che ha voluto sottolineare l’importanza dell’autoimprenditorialità, concetto che in Italia continua a svilupparsi in quanto sono oramai i giovani ad inventarsi il lavoro”.

Author: 
Roberto Carpano - EuropaBook Director
News category: 
Education